ARCHIPORT
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FABRIZIO ZANNI
Suggerimenti progettuali per la ricomposizione urbana ed architettonica della citta'diffusa nord milanese: il nodo di Paderno Dugnano
Il progetto dei nodo di Paderno è articolato in tre parti. Nell'area centrale, dove la superstrada comasina ha un punto di flesso e si dispone secondo l'asse est-ovest, per un tratto determinato da misure appartenenti al contesto urbanizzato, il sedime stradale, pur restando alla quota attuale viene artificializzato attraverso un lavoro di scavo e riporto di due versanti erbosi, attraversati solamente da un percorso pedonale, in rampa lieve, che passa sotto la strada ora divenuta esplicitamente manufatto e attraverso la sottomurazione dello stesso.
Questa operazione non è volta a ricavare un viadotto, alquanto inutile in un nodo viabilistico, l'intersezione della comasina stessa con la superstrada Rho-Monza, gi à ricco di sovrappassi e sottopassi frutto di una pura logica specialistica e quindi dirompenti per il lo spazio abitativo circostante, m a ad esplicitare il ruolo della superstrada come manufatto artificiale dotato di una forma architettonica propria. Quest'ultima interpreta il ruolo assunto dall'asse viario, in quel luogo e non altrove, come strada-edificio, dotata di spessore, basamento (i piani inclinati erbosi, che accentuano il distacco dal tessuto edilizio circostante rispetto ad una falsa "neutralità" dello stesso nella composizione attuale), coronamento (il manto stradale stesso, che diviene, pur in condizioni critiche, una sorta di "promedade" dinamica: cfr. il lavoro analitico di F. Brunetti per questa ricerca), facciate (le cortine murarie laterali, piene, solo forate dal percorso pedonale). Volutamente il volume ricavabile sotto al sedime stradale (parcheggi?) non è stato utilizzato ed anzi è pensato come pieno, per non svilire attraverso un uso improprio l'operazione, che ha la pretesa di inserire nel contesto locale manufatti dotati di un certo grado di purezza.
In un'area attualmente occupata da residui di spazio non edificato, ed attraversata, sulla diretttrice di Bollate (Est-Ovest), dalla Rho-Monza, che opportunamente separa tessuti edificati e spazi connessi contigui ed incoerenti, viene disposto un manufatto lungo novecento metri che, avendo inizio dall'asse della vecchia comasina, con un'altezza di cinque metri, termina, a trenta, nei pressi del Seveso. La misura, territoriale e non edilizia, ed ha origine proprio da una delle grandi partizioni che regolano, alla grande scala, questa parte del territorio brianteo o, più precisamente la sua struttura profonda. La scelta è quindi metodologica e, più che pretesa di edificabilità immediata, ha- quella, forse più ambiziosa, di essere dimostrativa. Il grande manufatto in ferro e vetro, dal profilo superiore inclinato, emerge come segno territoriale sul più lontano profilo delle prealpi e sullo sconnesso skyline locale, secondo una suggestione o una idea progettuale che connette la "alpine architektur" di Taut ai grandi e noti padiglioni ottocenteschi. Da questi, ed in particolare dal crystal palace, mutua l'idea di uno spazio aperto, pubblico ed alberato, introiettato ed artificializzato. Lontana dalle proposizioni ipertecnologiche di certa architettura contemporanea, questa concezione deriva in parte da una considerazione pessimistica: la costante sparizione dei residui agricoli, unici potenziali spazi pubblici aperti di questa "città" a favore della irrefrenabile proliferazione dei tessuti diffusivi che solo operazioni di inclusione, recinzione, protezione almeno nei nodi territoriali principali della emergente città multipolare può forse risolvere.
In questa immensa hall vetrata è possibile la localizzazione di quegli spazi e servizi a scala urbana di cui l'area metropolitana, Milano esclusa, è notoriamente carente: ad esempio cinema e spazi pubblici, uffici delle municipalit à consorziate e degli enti preposti al territorio, mercati e spazi commerciali minuti, spazi per l'artigianato produttivo. Lo spazio incluso non è ovviamente, pensato come copia caricaturale di quello storico, circostante, come accade nei centri commerciali nord-americani, ma come interno vero e proprio, parte di un grande edificio, che comunque potrebbe essere suddiviso in parti (in qualche schizzo di studio la cosa era contemplata), composto di materie e spazi differenziati, alcuni "più" naturali, altri "più" artificiali. Non per una excusatio non petita, conviene precisare che, a fronte delle grandi trasformazioni urbane europee, RENFE-Meridiana a Barcellona, Eurolille in Francia, per citarne due delle pi ù note e senza per ora giudicare la qualità dei prodotto, solo la "scuola" italiana, per rapporto probabilmente alle limitatissime potenzialità di manovra di sistemi culturale, politico e produttivo, sembra affermare la necessità e la bellezza del "piccolo", del micro-edilizio, del "frammento". Ma la città multipolare lombarda è una grande cristallizzazione architettonica ed urbanistica da costruire e che, comunque, in un modo o nell'altro sarà realizzata; anzi, è in via di acefala realizzazione.
Il terzo manufatto è disposto lungo l'asta orientale della Rho-Monza, dallo spazio antistante allo svincolo con la superstrada Milano-Meda all'intersezione con la vecchia strada valassina e separa un tessuto residenziale minuto, a settentrione, da una disordinata zona industriale posta a sud della prima. E' costituito da una galleria di servizio che distribuisce due piani di "ville" urbane sovrapposte, con relativo spazio aperto di pertinenza, poggianti su una piattaforma sorretta da una fitta pilastrata. In quest'ultima, alla base e al mezzanino, sono collocati alcuni spazi commerciali e comuni. Nelle intenzioni vuole essere l'intersezione tra l'archetipo del muro (le lunghe mura, la villa adriana) che separa pur non escludendo, partecipando delle grandi misure di un paesaggio, e una sorta di "immeuble-villas" mediato da riferimenti quali certe architetture di Kahn. Sono riferimenti che funzionano anche a ritroso, quando, determinata a grandi linee una architettura si cerca, per incroci di somiglianze, vere o presunte, di determinarne un pi ù preciso carattere. Il lungo "muro abitato", segmentato sul fronte sud dalla sequenza delle ville (cinque metri per cinque il modulo base) e dal basamento colonnato, quasi palafitticolo, e, al contrario. pieno, solo segnato dagli ingressi e dalle uscite di sicurezza sul fronte nord, accentua, anche attraverso l'interposizione di uno specchio d'acqua, la profonda trincea della superstrada. La sola parte urbana con cui dialoga è il tessuto abitativo settentrionale, che completa definendone una precisa misura.
Fabrizio
Zanni
La riqualificazione architettonica ed urbana di porzioni di territorio
del Comune di Cesano Maderno è il tema entro cui si collocano alcuni progetti di ricerca
elaborati da studiosi della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano in
collaborazione con studiosi provenienti dell'lstituto Universitario di Architettura di
Venezia e dalla Facoltà di Architettura di Napoli, Federico II, nell'ambito di una Ricerca Scientifica
del Ministero della Pubblica Istruzione. Il
lavoro ha affrontato la riqualificazione architettonica ed urbana di spazi al limite della
conurbazione in cui potesse essere rafforzata identità locale anche se in connessione con
i processi insediativi in corso (smantellamento dei grandi e medi impianti produttivi) e
delle esigenze sociali e funzionari emergenti: di rafforzamento di spazi pubblici, anche
aperti; di insediamento di attività terziarie avanzate, di supporto alla piccola
industria e all'artigianto. L'intervento ridefinisce il "sistema locale debole"
costituito dal tracciato ferroviario delle F.,N.M. e della Tangenziale sud come spazio
urbano pubblico, capace, di entrare in positiva risonanza con il "sistema" forte
costituito dagli assi storici e consolidati di villa Borromeo e della strada Comasinella .
Elementi possibili di
"aggancio" per il progetto sono infatti le infrastrutture viarie preesistenti
(ferrovia e strada periferica) che determinano, lungo i bordi di decostruzione dei
tessuti urbanizzativi ed all'interno della frammentazione degli. spazi edificati fattori
di orientamento caratterizzati da precise giaciture e da bordi di interazione con le parti
disgregate o compatte adiacenti; sono i residui grandi impianti che ordinano attorno a sè
il paesaggio metropolitano: le industrie, i cimiteri, gli scali; sono alcune piccole
permanenze: ponti, piazze storiche, luoghi legati ad un preesistente ed abbandonato
assetto e modo di abitare il territorio. |
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